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Le interviste e le recensioni

Intervista Carmine Bellucci

a cura di Martina Paolantoni

In occasione della collettiva “Giovani Talenti” seconda edizione organizzata dalla UCAI Sezione di Roma alla Galleria Della Pigna di Roma dall’11 al 21 Gennaio 2023 abbiamo incontrato i protagonisti della rassegna per svelare i loro segreti e le emozioni che hanno dati vita alle loro opere.

Carmine Bellucci partecipa con l’opera Idilli

Un breve profilo dell’uomo e dell’artista Carmine Bellucci:

Ho sempre cercato di cogliere l’essenza delle cose, delle persone, della realtà. Inseguo energie invisibili che governano il nostro mondo e determinano la nostra vita.

Amo il silenzio e amo il rumore. Amo il caos e amo la geometria che struttura la realtà. Amo la complessità e amo la semplice essenza. Come artista il mio lavoro è incentrato sulla ricerca della linea. Linea che unisce e divide, linea che è silenziosa ma assordante. La mia pittura si ciba della classicità per creare mondi ideali. Mondi che hanno la sacralità della storia e la semplicità ed espressività della modernità. Voglio che la mia pittura sia imperfetta ed incompleta, cosicché il tempo, lo spettatore e la curiosità possa riempirla.

Il mio non è un messaggio unilaterale… ma un dialogo con l’altro. In questo dialogo sta l’essenza delle cose.

Da dove nasce la sua pittura, come nascono i suoi quadri?

La mia pittura nasce da un bisogno e un’esigenza di trovare una spiritualità. Il disegno, la forma e il colore mi permettono di leggere la realtà. La pittura è un momento che mi mette dinanzi all’invisibile, dinanzi a qualcosa che sussurra ma che non si vede. Il mio sforzo sta nel rendere visibile ciò che ancora non è.

Quali messaggi è possibile leggervi?

Nei miei quadri si legge l’amore, i rapporti umani, il ritorno alla natura, ad un Eden ideale, ad un tempo idilliaco in cui lo spirito e l’uomo si incontrano.

I suoi colori esprimono anche stati d’animo?

I miei colori suggestionano. Scelgo i toni in maniera molto spontanea e questo permette  all’opera di essere coerente con quello che provavo in quel momento. I colori hanno una forza intrinseca. Parlano da soli e parlano se accostati ad altri. Per me è importante scegliere il giusto colore, che meglio dialoga con la composizione e che nell’orchestra dei toni possa risuonare nel modo che ritengo più giusto al messaggio.

C’è qualcuno che ha ispirato la sua pittura, un padre spirituale?

Il mio padre spirituale è la classicità. Ho fatto studi classici e sono cresciuto in un paese in cui non si può ignorare l’enorme patrimonio storico sul quale si è formato tutto quello che è venuto in seguito. Il messaggio di bellezza, purezza e sacralità delle sculture del passato o delle civiltà che ci hanno preceduto è ancora attuale e contemporaneo. Sulla base di questo si può partire per evolvere un’arte moderna che possa perpetuare questo messaggio.

Cosa di un suo dipinto, mette meglio a fuoco la sua personalità artistica?

L’eleganza e la semplicità.

Oltre alla passione per la pittura svolge altre attività artistiche?

Oltre alla pittura, lavoro come illustratore e disegnatore per tessuti. Per fortuna anche queste attività hanno alla base il disegno, il colore e la forma. Questo mi permette di ampliare le mie vedute e di essere sempre sensibilizzato a modalità espressive estranee alla mia personale ricerca artistica.

Cosa si attende dopo questa mostra?

Spero, dopo questa mostra, che l’ UCAI possa riemergere come un tempo, grazie una nuova linfa, di una nuova generazione di pittori che ha tanto da dire e che si prende in carico con passione e dedizione l’enorme eredità culturale che li precede.

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